
Il social network TikTok si trova nuovamente al centro di una controversia, questa volta riguardante la diffusione di informazioni errate sulla salute mentale, in particolare sull’ADHD, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Un gruppo di ricercatori ha recentemente esaminato come il contenuto legato a questo disturbo venga presentato sulla piattaforma, sollevando interrogativi su quanto le informazioni disponibili possano influenzare le auto-diagnosi tra gli utenti. La questione è se la popolarità di certi video possa essere alimentata da contenuti fuorvianti che circolano online.
Un’analisi approfondita
Uno studio condotto dall’Università della Columbia Britannica ha messo sotto la lente d’ingrandimento i 100 video più visti su TikTok con l’hashtag #ADHD. Questa analisi, avvenuta nel gennaio 2023, ha rivelato che oltre la metà di questi video, che insieme avevano accumulato circa 496 milioni di visualizzazioni e quasi un milione di “like” ciascuno, presentava informazioni non conformi alle linee guida stabilite dalla comunità medica. Gli scienziati hanno trovato che solo il 48,7% delle affermazioni contenute in questi video rispecchiava effettivamente i sintomi descritti nel DSM-5, il manuale diagnostico più utilizzato per la classificazione dei disturbi mentali.
La questione dell’auto-diagnosi
L’ADHD è un disturbo evolutivo che colpisce la capacità di autocontrollo, manifestandosi attraverso iperattività, difficoltà di concentrazione e problemi nel completare compiti. Sebbene ufficialmente si stimi che circa l’1% della popolazione ne sia affetta, gli esperti ritengono che i casi reali possano essere significativamente più numerosi. Tuttavia, questo non giustifica diagnosi affrettate e superficiali. I ricercatori hanno evidenziato che oltre due terzi dei video analizzati attribuivano sintomi a una condizione di ADHD non diagnosticata, mentre per i professionisti questi comportamenti rientrano nella “normale esperienza umana”.
Un gap di informazioni
La valutazione dell’accuratezza dei contenuti ha mostrato un divario significativo tra la percezione degli utenti e quella degli esperti. Gli psicologi coinvolti nello studio hanno assegnato ai video considerati più informativi un punteggio medio di 3,6 su una scala da 0 a 5, mentre gli studenti hanno dato un punteggio di 2,8. Al contrario, i video meno accurati hanno ricevuto punteggi nettamente inferiori: 2,3 dagli studenti e 1,1 dagli psicologi. Vasileia Karasavva, una delle autrici dello studio, ha sottolineato come il tempo trascorso a guardare contenuti sull’ADHD aumenti la probabilità di considerare tali video come utili e accurati.
Implicazioni più ampie
Questa situazione solleva interrogativi su quanto la disinformazione possa estendersi ad altri argomenti legati alla salute. I disturbi mentali, in particolare, potrebbero essere più vulnerabili a questo tipo di confusione, poiché la diagnosi spesso si basa sull’osservazione dei comportamenti piuttosto che su parametri clinici quantificabili. La questione non è tanto quella di eliminare i contenuti problematici, quanto piuttosto di incrementare la presenza di video clinicamente accurati e di promuovere un maggiore senso critico tra gli utenti. È fondamentale che le persone diventino meno passive nel consumo di informazioni, sviluppando un approccio più attento e consapevole.